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MILANO

Le priorità  di Salvini: lavoro, sicurezza e credito E assicura che con il governatore Roberto Maroni non ci sono divisioni politiche, ma solo sensibilità  diverse: «In Regione abbiamo fatto cose importanti»

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La Regione Lombardia arriva a metà mandato e per la Lega Nord è giunto il momento di fare il “tagliando”. «Era giusto fare il punto, anche perché sono state realizzate cose importanti. Come, ad esempio, l’esenzione dal ticket sanitario per il 60% dei lombardi». Così Matteo Salvini, segretario federale del Carroccio, ha spiegato il motivo del summit regionale leghista organizzato tra mercoledì 27 e giovedì 28 gennaio all’agriturismo La Fiorida di Mantello, in provincia di Sondrio.

Serviva questo confronto?

«Credo proprio di sì. Quando si è presi dalla macchina amministrativa, soprattutto in una Regione così importante come la Lombardia, c’è sempre il rischio che ognuno sia immerso nel proprio settore. Occorreva fermarsi e confrontarsi per avere un quadro complessivo. E anche per fare due conti, visto che il Governo ha tagliato tre miliardi e noi siamo riusciti a non aumentare le tasse regionali».

Problemi con Maroni? In passato è emersa qualche differenza di vedute...

«Dal mio punto di vista non ce ne sono. Magari emergono sensibilità differenti su questioni pratiche. Penso al blocco delle auto diesel euro 3. Il problema spesso è l’Europa con i suoi vincoli. E davanti a queste direttive comunitarie c'è chi dice “freghiamocene” mentre altri temono che poi a Bruxelles ci facciano il mazzo. Ma non abbiamo divisioni politiche».

Lei però ha avuto una svolta nazionalista, incontra la Le Pen, mentre Maroni sembra tenere un profilo diverso.

«Lui governa, amministra dieci milioni di cittadini. Io invece faccio il segretario politico e ho il dovere di andare anche al Sud. Se i problemi arrivano dalle scelte dell’Europa, combattere insieme è fondamentale».

E il referendum sull’autonomia lombarda?

«Lo sosterrò, è strategico. La Lombardia non può continuare a pagare per tutti».

Avete parlato anche delle Comunali di Milano?

«La Regione investe molto su Milano: trasporti, interventi nei quartieri, ospedali e ambulatori. Era necessario fare il punto anche su quanto di buono è stato fatto per milanesi».

Si candiderà a fare l’assessore alla Sicurezza?

«Sono a disposizione e lo sono gratuitamente, forte di tanti anni di esperienza amministrativa. A Milano ci sono alcuni quartieri fuori controllo e sono convinto di poter riportare un po' di ordine. Abbiamo tremila agenti di polizia locale che oggi fanno solo multe...».

Il candidato a sindaco?

«Arriverà tra pochi giorni».

C’è però la questione Ncd: con voi in Lombardia e a Roma con Renzi...

«L’Ncd c’è lo siamo trovato. Sono stati eletti con Forza Italia e poi hanno cambiato la maglietta. E’ chiaro che chi è complice di Renzi non può essere un nostro compagno d'avventura. Ma nei confronti di chi c’è ora e rispetta il programma non ci sono problemi».

Ddl Cirinnà: vi spaventano così tanto i matrimoni gay?

«Sono laico e non sono spaventato da nulla. Ritengo però che se la società vuole avere un futuro, su alcuni principi non si tratta. Le adozioni sono fuori discussione e il matrimonio è quello tra uomo e donna. Poi si possono studiare soluzioni per le unioni civili, ma senza utero in affitto e senza parlare di matrimonio, che è un’altra cosa».

Le priorità. Quale è oggi in Italia la più stringente?

«Il lavoro. Se vado in giro indossando una felpa con su scritto “Stop Fornero” non è perché non ho altri vestiti. E’ quello di cui mi parlano le persone, i giovani, i pensionati...».

E gli immigrati?

«Il tema è la sicurezza in generale, anche perché senza non c’è ricchezza. Ora è diventato un problema anche in Europa; quando lo dicevamo noi ci davano dei razzisti. Ci si sta rendendo conto che forse sono troppi e bisogna controllarli».

La Lega si è spesa sulla questione delle banche. E’ solo per la vicenda del papà della ministra Boschi?

«E’ una questione di vita: senza banca non c’è credito per le famiglie che vogliono comprarsi una casa o per gli artigiani. Ovviamente chi ha sbagliato deve pagare. Ma la nostra battaglia è un’altra: non vogliamo che Renzi devasti quello che funziona. C’è stata la riforma delle Popolari, adesso si punta al credito cooperativo. Ma sono quelli che fanno credito alle piccole imprese. Senza si ferma tutto».

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Autore:ces

Pubblicato il: 05 Febbraio 2016

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