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MILANO

Sacrifici per gli italiani, regali per gli immigrati L’amico del popolo di Roberto Poletti

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Tra le mille ingiustizie che caratterizzano il sistema delle pensioni italiane (quella più nota consiste nello scandaloso divario tra gli eletti e i loro vitalizi dorati per pochi giorni di lavoro e, invece, i cittadini comuni costretti a un misero mensile dopo una vita di sacrifici), ce ne sta una poco conosciuta, ma che comunque contribuisce a dare la misura di un’Italia dai tanti pesi e dalle tante misure. Mi riferisco alla possibilità per gli immigrati che tornano al loro Paese di origine di riscuotere la pensione di vecchiaia contributiva a 70 anni, anche con meno di cinque anni di contributi. Per gli italiani questa regola non vale: se hanno meno di cinque anni di contribuzione, non hanno diritto alla pensione e perdono i soldi versati durante il periodo lavorativo. La norma è contenuta nella vecchia legge Bossi-Fini e ha sostituito il precedente privilegio per gli extracomunitari di avere la restituzione dei contributi con gli interessi del 5% se ritornavano a casa loro. Probabilmente il privilegio che ha sostituito il vecchio, nella mente di chi ha partorito la legge, voleva essere un incentivo per gli stranieri a tornarsene nelle loro terre. Non ci sono dati ufficiali su quanti soldi escano dalle casse dell’Inps in virtù di questa situazione. Sta di fatto che i lavoratori che hanno faticato in Italia dovrebbero essere tutti uguali, a prescindere dal colore della pelle. A quel che so, solo un politico (Elisabetta Fatuzzo, consigliere regionale in Lombardia del Partito Pensionati) ha presentato una proposta di legge per abrogare questa vergogna, contenuta nel comma 13 dell’articolo 18 della legge 189 del 2002. Un po’ poco, vero?

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Autore:plt

Pubblicato il: 18 Marzo 2016

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