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MILANO

Violenza sui treni, per far qualcosa ci vuole il morto? L’amico del popolo di Roberto Poletti

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Dove sono finiti quelli che chiedevano l'Esercito sui treni all'indomani del vergognoso episodio di qualche mese fa che ha visto un capotreno di Trenord vittima di delinquenti che, a Milano, lo stavano letteralmente affettando con un machete quasi portandogli via un braccio?

No, perché la sicurezza a bordo dei convogli è sempre carente. Più che altro nessuno controlla (almeno pare...), quindi ci si affida solo e soltanto al caso. E qualche giorno fa ne ha fatto le spese una giovane studentessa di 22 anni, selvaggiamente aggredita con un martelletto di emergenza mentre a bordo di un treno, dalle parti di Bergamo, si stava recando a Milano. Una bestia, un rumeno, l'ha quasi ridotta in fin di vita per portarsi via un cellulare e 15 euro. Il frangivetro glielo ha picchiato in testa con violenza, facendo schizzare il sangue dappertutto. Era un sabato sera. Era un treno senza sorveglianza. E questo delinquente aveva dei precedenti specifici per violenza.

Il quadro mi sembra chiaro. Siamo governati da parolai che non muovono un dito, abituati come sono ad andare di lingua. Questa delle aggressioni sui treni è un'emergenza nazionale. Vogliamo davvero far qualcosa prima che ci scappi il morto? E, soprattutto, vogliamo far marcire in prigione i delinquenti senza che possano giocare al tiro al bersaglio con la brava gente?

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Autore:plt

Pubblicato il: 01 Aprile 2016

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